La prima bolina

Siamo partiti, avanziamo sul primo lato del percorso, con la massima velocità che ci consente una bolina stretta. La prima manovra che siamo chiamati a compiere è la virata. Manovra non difficile, ma se male eseguita, fa perdere velocità e assetto e quindi tempo e posizioni. La velocità di esecuzione è quindi un fattore determinante, ecco perché è importante che ogni membro dell’equipaggio abbia bene in mente gli spostamenti da compiere, suoi e dei propri compagni, al fine di evitare di scontrarsi o di decidere al momento chi terrà la scotta, chi la maniglia ecc… Il team si deve muovere velocemente, quasi contemporaneamente, in maniera fluida e sincronizzata, tenendo sempre presente che velocità non significa precipitazione.

Cerchiamo adesso di sviluppare la descrizione della manovra, considerando un percorso ideale a triangolo olimpico con boe a sinistra.
Dividiamo la manovra in: MOMENTO INIZIALE e MOMENTO ESECUTIVO. Il “momento iniziale”, descrive il posizionamento tipico dei vari uomini interessati alla manovra, da quando il timoniere avvisa di prepararsi alla manovra, a quando si sta per intraprendere operativamente l’esecuzione.

Illustriamo quindi, l’insieme dei movimenti che gli uomini a bordo devono eseguire prima di iniziare la manovra vera e propria.
Il “momento esecutivo”, descrive tutti i seguenti movimenti, necessari per compiere la manovra, dalla formazione, al ritorno in assetto.
I vari istanti dell’operazione , sono poi numerati in sequenze, entro le quali si muovono i membri dell’equipaggio, all’incirca nei medesimi istanti. Nelle sequenze, i componenti dell’equipaggio interessati alla manovra, sono denotati con la numerazione del proprio ruolo, come definita nell’articolo 1 di Tecnica e Tattica. Ricordiamo che siamo ipoteticamente imbarcati su di un 40 piede armato in testa d’albero e siamo un equipaggio di nove elementi.

M.I. (sequenza 1)

9 segnala il “prepararsi alla manovra”
1 rientra dalle draglie e si dispone in piedi davanti all’albero
2 cambia mura strisciando sotto al boma, oppure si prepara ad aiutare il grinder di sopravvento
3 se ne ha avuto l’ordine si dispone alle drizze, per approfittare della virata agendo sulle tensioni (appena le vele vengono mollate), altrimenti striscia sotto al boma e cambia mura
4 resta alla scotta di randa portandosi in centro pozzetto
5 entra in pozzetto per il recupero della scotta genoa sopravvento, ponendosi di fronte al winch verso la murata
6 resta alla scotta genoa di sottovento
7 entra in pozzetto per recuperare la scotta sopravvento, disponendosi di fronte al winch
8 entra in pozzetto, al centro, per lo scambio di tensione delle sartie volanti

M.I. (sequenza 2)

9 conferma il “pronti alla manovra”
1 afferra la scotta genoa sottovento nella parte prossima alla bugna
4 si prepara il carrello randa al centro e controlla la scotta
5 recupera la scotta di sopravvento del genoa sino a portarla in tensione, dà un giro o due di cima sul winch
6 toglie la propria maniglia dal winch e toglie alcuni giri dal winch scotta genoa sottovento, mantenendo la tensione
7 infila una maniglia sul winch sopravvento, preparando il recupero
8 carica la volante di sottovento sul winch, afferra entrambe le sartie volanti, pronto a invertirne le tensioni, attento a non intralciare il timoniere

M.E. (sequenza 1)

9 ricevuto il segnale di conferma da parte dell’equipaggio, ordina il “via alla manovra” e vira di bordo
4 lasca qualche centimetro la randa, se troppo cazzata e la fa passare
6 molla la scotta del genoa, filando la cima per evitare strozzature
1 fa passare il genoa oltre lo stralletto
5 recupera la scotta a piene mani, badando che non si creino accavallamenti sul verricello (tenerla sempre tesata qualche grado verso l’alto
7 interviene quando il tailer ha la scotta in tensione
8 molla la vecchia volante e cazza quella nuova, che viene a trovarsi sopravvento
3 se è alle drizze, compie la regolazione
2 va in assetto sulle nuove mura

M.E. (sequenza 2)

1 si aggrappa sottovento alla scotta genoa nuova nel punto prossimo alla bugna, tirandola verso poppa, per minimizzare lo sforzo del tailer
4 regola trasto e scotta randa, cazzando di più il primo e tenendo più lasca la seconda
5 appena il carico è eccessivo, dà volte in più sul winch e mantiene la tensione
7 appena il tailer rallenta il recupero manuale, interviene con la maniglia
6 terminata la manovra, carica il winch libero sopravvento con un giro di scotta
8 va in assetto

M.E. (sequenza 3)

1 controlla che la base del genoa rientri bene dalle draglie, poi va in assetto
4 regola la scotta randa
5 regola la scotta del genoa oppure, se non è il tailer, va in assetto
6 va in assetto oppure, se è l’unico vero tailer, sostituisce il 5 alle regolazioni, appena conclusa la manovra
7 va in assetto

3a) CONSIDERAZIONI E SUGGERIMENTI RELATIVI ALLA BOLINA
Prodiere: In questa manovra il suo lavoro è semplice, ma deve essere compiuto con precisione.
Consiste nello spingere il genoa al di là dello stralletto, in modo che quest’ultimo non ne rallenti o arresti il passaggio.
Con grandi vele, il prodiere deve proprio contrastare la loro tendenza ad ammucchiarsi intorno al baby, stando particolarmente attento alla propria incolumità, in quanto, le frustate di un fiocco e delle sue scotte, con venti tesi, sono pericolose al momento del passaggio di bordo.
L’unico trucco, consiste nel far recuperare dal Tailer di sopravvento la relativa scotta, ancora prima della virata, sino a che non sia in tensione, così sarà più veloce il recupero in virata e ci sarà meno cima che svolazza davanti alla faccia del prodiere, che comunque, non dovrà mai perdere di vista la bugna della vela.
Tailer: Deve lascare la scotta. La tecnica per mollare la vecchia scotta di sottovento, come qualsiasi altra cima in tensione, ha caratteristiche precise e importanti, sia per evitare che questa sfugga prima della virata, sia per evitare incidenti alle mani:
1- Con una mano si mantiene la tensione all’estremità libera della scotta.
2- Con l’altra mano si toglie la maniglia.
3- Se i giri sul winch sono troppi, se ne tolgono alcuni con una mano, tenendo il palmo dell’altra premuto contro i giri di cima ancora sul winch, in modo da frenarli e non permettendo loro di filare via.
4- Appena il genoa sta per virare, si liberano in fretta tutti i giri rimasti e si fila la scotta seguendola, aiutandola a mano, in modo che non si incattivi da qualche parte.
Se si deve lascare una cima, è sufficiente servirsi della mano appoggiata alle volte della cima, per fare scorrere piano la scotta sul tamburo, allentando gradualmente la tensione con l’altra mano.
Tailer/Grinder: Devono cazzare la scotta. Importante è trovare il giusto equilibrio tra il bordare la vela il prima possibile ed il lasciarla “respirare” negli ultimi centimetri, in modo da concedere alla barca un po’ d’abbrivio.
Il Grinder alla maniglia, usa tutta la sua potenza fino all’ultimo metro di scotta.
A questo punto, dipende dall’intensità del vento.
Se sarà abbastanza fresco, basterà rallentare negli ultimi centimetri, lasciando al tailer il compito di dare la giusta forma alla vela.
Con aria lieve, si diminuirà ancora un po’ la velocità del recupero degli ultimi centimetri.
Timoniere: In funzione di quanto detto, egli non orzerà subito dopo la virata, ma aspetterà che la barca abbia un po’ di pressione, acquistando abbrivio.
Drizzista: Durante il passaggio delle vele, da un bordo all’altro, può compiere alcune correzioni di tensione sulle drizze e sulla base della randa, cosa altrimenti ardua, a causa dei forti carichi.
Nel raro caso di navigazione di lasco con solo genoa (rottura di spi senza possibilità di sostituzione), la strambata di genoa presenta all’incirca il medesimo “momento iniziale” e “momento esecutivo” della virata, variando solo la regolazione della vela, in questo caso tenuta lasca.

3b) INCONVENIENTI RELATIVI ALLA BOLINA
Nonostante questa manovra sia una delle più semplici da eseguire, possono comunque presentarsi alcuni inconvenienti:
Accavallamento della scotta sul winch.
Un eccessivo numero di volte sul verricello, o una trazione manuale concitata o distratta, può creare un accavallarsi della scotta, che si autostrozza sulla campana del winch.
Se questo capita prima che la nuova scotta sia in tensione (quindi il recupero non è ancora compiuto con l’azione della maniglia) ed il vento lo permette, spetta al tailer liberarla immediatamente per ricominciare subito a recuperarla, mantenendo la cima tesa di qualche grado verso l’alto, perché in basso ci sono i giri della stessa, già avvolti sul tamburo, i quali tendono a saltare sulla coda della cima facendola scendere sotto di loro, così da incattivarsi di nuovo.
Se la volta è già formata quando la maniglia è in azione (cioè alla fine del recupero della scotta, quando i carichi sono ormai troppo alti), risulta impossibile liberare a mano la scotta perché troppo tesa.
A questo punto conviene terminare la virata e per quanto possibile cazzare il genoa (se si sta già usando la manovella significa che mancano pochi decimetri alla corretta regolazione), lasciando il groppo sul winch.
Il genoa non sarà certo a ferro e la cattiva manovra avrà danneggiato velocità e rotta della barca.
Tuttavia, possono esserci ancora diverse eventualità per cercare di risolvere l’inconveniente.
1- Scotta cazzata su due winch.
Si può immediatamente passare l’estremità finale della scotta su un altro winch e cazzarla con forza fino a che le volte sul primo winch non escano ad una ad una dal di sotto e infine si rimette tutto a segno.
Ma questo può non essere sufficiente quando gli elementi sono particolarmente critici.
Allora occorre allentare decisamente la tensione sul winch incattivato e per questo vi sono ulteriori possibilità:
1a- Coda della scotta rinviata sulla bugna.
E’ l’opzione più rapida e consiste nell’usare l’estremità libera della scotta incattivata per alleggerire la tensione della parte incastrata sul winch.
Con questa estremità si fa una gassa sulla bugna del fiocco, come se fosse una nuova scotta, la si fissa in tensione su un altro winch, mentre si toglie la tensione alla parte incattivata sull’altro winch liberandola, poi si rimette tutto a segno.
1b- Seconda cima.
Lo stesso principio si applica usando, invece della parte terminale della scotta, una cima diversa, da passare sulla bugna e rinviare ad un winch.
1c- Seconda scotta
Anche questa è una variante dello stesso metodo, ma più grossolana e forse più lenta.
Consiste nel filare la scotta di sopravvento quanto basta per mettere in trazione la parte prossima alla bugna su un winch di sottovento, per poi proseguire come negli altri casi, con la differenza che qui il nodo sulla bugna c’è già e basta recuperare qualche metro di scotta.
Qualora le tensioni siano notevoli, ci si deve rassegnare all’impossibilità di allentare la scotta incattivata e di conseguenza il winch o la gassa sulla vela.
Allora non rimane altro da fare che, una volta fissata una seconda cima in trazione in uno dei modi suddetti, tagliare la scotta il più possibile vicino alla sua gassa, liberare il verricello e riarmare il tutto con ordine.
Queste operazioni vedranno impegnati preferibilmente gli uomini del pozzetto addetti alla virata, il cui numero è più che sufficiente.
Scotta incattivata a proravia dell’albero.
In questo caso sono gli uomini di prua che devono occuparsene.
1- Scotta incattivata su una galloccia, sulla testa del tangone o in altro spigolo.
Bisogna interrompere il recupero e rimettere tutto in bando per il tempo necessario a liberarla, eventualmente tesando un po’ la vecchia scotta.
Il Prodiere deve rimanere sopravvento, per non essere scaraventato in mare non appena la scotta è liberata e il genoa, non più a collo, si distende sottovento.
2- Scotta dietro allo stralletto.
E’ stata fatta passare o è rimasta fra baby stay ed albero (errore da ricercare anche nei primi momenti in cui si è armata la barca), per cui il genoa finisce a collo in modo rovinoso per una barca da competizione.
Infatti la virata non si può portare a termine e la scotta, ora sopravvento, diventa durissima da ricazzare.
Ideale sarebbe ritornare subito sulle vecchie mura e rimettere tutto in chiaro, con l’unico spreco di una virata inutile.
A meno che non si disponga di uno stralletto facile a smurare e che permetta così di ovviare all’errore liberando la scotta.
In quest’ultimo caso, merita ricordare che bisogna comunque impedire violente sollecitazioni all’albero, pertanto l’azione di smurare il baby va compiuta senza scosse e strappi, con gradualità e prima di ricazzare la scotta in chiaro, bisogna che sia di nuovo murato ed in tensione.
Se invece lo stralletto non può essere tolto, occorrerà tenere il fiocco a collo, senza mollare di scotta dall’ex lato di sottovento, mentre i prodieri slegano la gassa errata e la rifanno in chiaro ( possono farlo perché l’altra scotta mantiene la tensione, mentre quest’ultima viene lasciata in bando).

H&H Color Lab